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L'offerta in denaro è una delle forme attraverso cui esprimere prossimità verso i fratelli e le sorelle nel bisogno. Può essere l'inizio di un coinvolgimento verso i poveri che diventa carità vera.

Hanno scritto i nostri Vescovi: «Accogliere il povero, il malato, lo straniero, il carcerato è infatti fargli spazio nel proprio tempo, nella propria casa, nelle proprie amicizie, nella propria città e nelle proprie leggi.
La carità è molto più impegnativa di una beneficenza occasionale: la prima coinvolge e crea un legame, la seconda si accontenta di un gesto». (ETC n. 39).
A coloro che si fidano della Caritas Italiana e consegnano ad essa un'offerta in atteggiamento di condivisione verso le tante povertà dell'Italia e del mondo, l'augurio di fare il passaggio dalla beneficenza alla condivisione.

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Caritas Diocesana e disagio penitenziario

Un po’ di storia

 

Il rapporto tra la Caritas di Avellino e il disagio penitenziario ha inizio negli anni "80 quando, nella Casa Circondariale di Bellizzi Irpino (AV), si trovavano reclusi alcuni protagonisti degli "anni di piombo". Con essi, spinti dalla volontà di porre in atto un’opera di riconciliazione tra il terrorismo e la società civile, al di là delle vicende giudiziarie, furono realizzate diverse iniziative che ebbero una risonanza nazionale indicando l’esperienza di Avellino come un’esperienza pilota alla quale fare riferimento. Dopo quel periodo, l’opera del volontariato penitenziario è continuata in modo abbastanza autonomo con interventi mirati ai singoli soggetti, ma priva di una progettualità che potesse intervenire in modo globale nel mondo della giustizia e della reclusione.

Alla fine dell’anno giubilare, i rapporti tra la Caritas e il carcere di Bellizzi, e tra le varie anime del volontariato e le istituzioni, sono stati ricuciti, seppure in modo non ancora totale, inserendo i vari interventi in un programma che tiene conto delle esigenze dei singoli detenuti, ma anche delle problematiche legate al variegato e complesso mondo della giustizia. Infatti, il pianeta carcere ha problematiche e sfaccettature talmente diverse da quelle di altre situazioni di disagio (anziani, handicappati, ecc.) da poter essere classificato davvero come un mondo a parte. In esso, inoltre, confluiscono tutti gli altri problemi esterni perché un detenuto può essere, al tempo stesso, anziano, malato, tossicodipendente ed immigrato.

 

Oggi

 

Attualmente i rapporti con le istituzioni sono tesi alla ricerca di collaborazioni mirate per singoli progetti. La Caritas di Avellino è in continuo contatto con la magistratura di sorveglianza, con il Centro sociale per adulti e, ovviamente, con le case circondariali di Bellizzi e Lauro (carcere a reclusione attenuato che ospita solo tossicodipendenti per i quali è previsto un percorso ad hoc di riabilitazione).

Nell’ambito dell’azione pastorale, esiste da alcuni anni una catechesi permanente all’interno del carcere per i detenuti che vogliono ricevere i sacramenti (battesimo, comunione e cresima) ma anche per gli altri che intendono approfondire le ragioni della propria fede. L’équipe è composta da un diacono e sei volontari,oltre quelli che agiscono in altri ambiti (cultura, accompagnamento, formazione, ecc.)

Oltre le catechesi, gli altri interventi sono:

colloqui con i singoli detenuti al fine di instaurare un rapporto di fiducia e di collaborazione per un percorso alternativo alla detenzione;

laboratorio di filosofia, un’esperienza nuova che sta dando ottimi risultati soprattutto nello stimolare i singoli soggetti all’uso della ragione per migliorare i rapporti interpersonali e quelli con il mondo esterno;

ufficio legale rivolto a quei detenuti (principalmente immigrati) che non possono permettersi la spesa di un avvocato. Inoltre sono in fase di realizzazione una serie di progetti di corsi di formazione esterni per elettricisti, installatori e assemblatori di computer e conseguimento della Patente europea del computer (ECDL).

Nel gruppo dei volontari è anche presente il Centro Italiano Femminile C.I.F. (sezione di Avellino) che opera nel reparto femminile da alcuni anni dove è anche attiva la presenza di suor Maria Agnese, dinamica suora vincenziana che si prodiga da tempo per le detenute e le loro famiglie, oltre che per la catechesi.

 

Domani

 

Un’iniziativa che sta molto a cuore alla Caritas è la realizzazione di un centro di accoglienza nelle immediate vicinanze del carcere per le famiglie che vengono a trovare i loro cari le quali, al momento, sono costrette a lunghe ore di attesa all’aperto. Un altro progetto in itinere è la realizzazione di una casa-famiglia per accoglienze a lungo termine rivolte a:

detenuti in pena alternativa (affidamento in prova ai servizi sociali, detenzione domiciliare, semilibertà, ecc.) che non hanno un appoggio all’esterno;

ex detenuti che hanno bisogno di un periodo di tranquillità per iniziare a programmare una nuova vita tramite la ricerca di un lavoro e di un domicilio stabile;

figli di detenuti, minori a rischio o minori che hanno avuto problemi con la giustizia ai quali garantire un percorso di "messa alla prova" con sostegno scolastico e attività di formazione e avviamento al lavoro.

Inoltre è previsto un sostegno scolastico per quei ragazzi che, pur frequentando la scuola, hanno bisogno di un aiuto in più per conseguire un diploma o una laurea. I rapporti con le direzioni di Avellino e Lauro sono abbastanza buoni: nonostante le mille difficoltà, si sta cercando di creare una rete di interventi che possa dare risposte diversificate al disagio penitenziario a seconda dei singoli casi.

Infine, la Caritas diocesana sta pensando ad una serie di interventi atti a portare fuori dalle mura la tematica della detenzione per coinvolgere le istituzioni e la cittadinanza e creare, così, una cultura nuova. Nell’anno 2002 è stato realizzato il convegno "Filosofia fuori le mura" per presentare alla cittadinanza un bilancio sul primo anno di vita del laboratorio di filosofia. Quest’anno è in programma un altro convegno sul tema "la certezza e l’eticità della pena.

 

Interventi sul territorio nell’ambito lavorativo

 

La cooperativa sociale onlus "L'approdo", nasce nel 1998 per volontà della Caritas Diocesana di Avellino come risposta al forte disagio sociale e in particolare a quello delle persone disagiate. Infatti la cooperativa è di tipo B (secondo la legge 381/91) cioè di inserimento lavorativo di persone svantaggiate.

Seguendo la logica pastorale della Caritas, essa ha la sede operativa (uffici e depositi) presso i locali della ex casa di accoglienza per gli obiettori al fine di essere segno visibile per la città intera. La cooperativa è costituita da 13 soci comprendenti il Presidente, il Consiglio di Amministrazione, il Collegio Sindacale, soci lavoratori svantaggiati e non, e volontari. E' iscritta inoltre alla Confederazione delle Cooperative Sociali di Avellino dal settembre 2001 (vedi scheda successiva).

La cooperativa realizza anche corsi di formazione per i soci (alcuni di loro stanno completando gli esami per il conseguimento della Patente Europea del computer) e per i non soci, in particolare detenuti, quali: assemblaggio hardware, conoscenza e tutela dell’ambiente per il quale è stato presentato un progetto alla Regione Campania.

Le persone disagiate che collaborano e lavorano all’interno della cooperativa seguono un percorso di formazione preparatorio, all’interno della struttura carceraria, e di accompagnamento durante il periodo di affidamento esterno.

Collaborano in modo stabile, ognuno per il proprio settore: un’equipe psico-sociologica e un agronomo. Per la parte economica relativa a buste paga, inquadramento INAIL e INPS, ecc. ci si avvale della collaborazione esterna di un noto studio commerciale di Avellino.

 
Un anno di lavoro e un convegno per riflettere

Il 9 giugno, presso il salone del Palazzo Vescovile in Avellino alle ore 17, si terrà il convegno "Carcere e Territorio: certezza ed eticità della pena" a cui parteciperanno, in qualità di relatori, il senatore Nicola Mancino, il giudice Alessandro Margara e il vescovo di Avellino mons. Antonio Forte. Qualche parola va spesa sul giudice Margara che risulterà sconosciuto alle masse, ma è molto noto nell’ambiente giudiziario italiano. Magistrato dal 1958, Alessandro Margara ha svolto varie funzioni nel ramo penale e civile. Presidente della sezione di sorveglianza a Bologna, prima, e a Firenze, poi, nel 1997 è stato nominato direttore generale del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria. Successivamente, è stato assegnato al tribunale di sorveglianza di Firenze e da oltre un anno è in pensione. Ha partecipato attivamente alla stesura delle leggi Simeone e Gozzini che hanno dato un forte impulso al lavoro rieducativo e riabilitativo del detenuto attraverso l’attuazione delle pene alternative alla detenzione carceraria. Il convegno, pertanto, s’inserisce quale tappa di riflessione aperta a tutta la cittadinanza sull’opportunità di considerare il detenuto una persona alla quale viene riconosciuto il diritto al recupero morale e sociale e ad una completa integrazione nella società civile.

Un’ulteriore tappa, dopo quella del convegno dell’anno scorso sulla "Filosofia fuori le mura", nell’azione pastorale della Caritas di Avellino verso uomini e donne con percorsi di devianza e di criminalità. Certa della possibilità di recupero di queste persone, la Caritas da anni sta tentando di attuare questo percorso attraverso colloqui singoli, catechesi permanenti nel Carcere e momenti di riflessione attraverso il "laboratorio di filosofia"; inoltre, tramite la cooperativa sociale "L’Approdo" sta cercando anche di dare un’opportunità lavorativa altrimenti negata a chi è marchiato come "carcerato" per tutta la vita.

Ma l’opera pastorale non si può fermare al soggetto interessato, ma deve coinvolgere l’intera popolazione su una problematica, quella della giustizia e della sua applicazione, dalla quale nessuno deve sentirsi escluso, se è vero che la maggior parte dei detenuti è formata da tossicodipendenti, extracomunitari e soggetti segnati da esperienze sociali e familiari di grossa sofferenza e provenienti da aree sub-urbane degradate (quartieri di città come Napoli e Palermo, paesi dell’hinterland napoletano, ecc.). Il convegno, pertanto, si propone di stimolare una riflessione su questi temi attraverso le relazioni di personaggi esperti del diritto e della sofferenza umana.

 
L’Accoglienza dei Detenuti nell’Opera Pastorale della Caritas Diocesana

La Caritas diocesana di Avellino è da tempo impegnata nel lavoro di recupero e reinserimento delle persone svantaggiate appartenenti all’area del disagio penitenziario. Diverse iniziative, negli ultimi anni, ne hanno caratterizzato l’azione pastorale e tuttora sono in fase di realizzazione e di sviluppo una serie di attività tese alla valorizzazione del detenuto come persona con una propria dignità, per la quale una serie di avvenimenti ne hanno segnato l’esistenza in modo indelebile.

Partendo dal principio che ogni essere umano ha diritto ad una crescita spirituale e civile che tenga conto delle capacità di ciascuno, la Caritas ha realizzato una serie di interventi nei quali il detenuto è sempre visto come persona di pari dignità rispetto a chi non ha riportato condanne penali. Anzi, partendo dal fatto che in carcere la stragrande maggioranza è composta da individui deboli e già emarginati da liberi, l’attenzione è maggiore rispetto ad essi.

In quest’ottica, l’accoglienza presso le proprie strutture di detenuti in permesso premio o in affidamento risulta uno dei momenti fondamentali per un approccio non viziato da mura e sbarre di ferro. Sono molti quelli che, per un giorno o anche per mesi interi, hanno trovato ospitalità e opportunità di dialogo in strutture adeguate alle loro esigenze, prima fra tutte il bisogno di riallacciare rapporti "liberi" con i propri familiari.

L’accoglienza si pone un duplice obiettivo:

  1. instaurare o approfondire un rapporto umano che vada al di là dei dieci minuti di colloquio in carcere;

  2. dare al detenuto la possibilità di iniziare a rapportarsi con il mondo esterno, seppure per un giorno, al fine di alimentare la speranza che un nuovo orizzonte di vita gli si possa aprire davanti.

Va detto, per inciso, che non sempre si riescono ad avere buoni risultati; a volte, anzi, si ha l’impressione di lavorare per chi non lo merita, ma questo, si sa, fa parte del gioco. La ricerca della gratificazione è bandita dall’opera del volontariato ed, in particolare, da quello cattolico: ma a volte, l’amarezza è tanta e non è facile accettare le sconfitte.

A cominciare da quest’anno, si sta dando ad alcuni anche la possibilità di uscire con affidamento a lavoro retribuito, con la costituzione di una cooperativa sociale onlus "L’Approdo" la quale, sfruttando al meglio le normative vigenti, offre un’opportunità "seria" di accoglienza e reinserimento.

 
Presentazione Laboratorio di Filosofia

Tra le varie attività che la Caritas diocesana svolge all’interno della Casa Circondariale di Bellizzi Irpino, ha preso piede un progetto di "laboratorio di Filosofia" tenuto dal prof. Luigi Iandoli, con due incontri settimanali per classi di 8 detenuti ciascuna.

Tale progetto nasce dalla convinzione che l’attività filosofica implica dinamiche di trasformazione profonda in aspetti importanti della personalità degli individui, sia sul piano cognitivo che affettivo, con l’apprendimento di una pluralità di temi e di problemi, di mondi di senso, di concetti e teorie spendibili nella vita di relazione. In particolare la filosofia, come attività eminentemente comunicativa e dialogica, è in grado di favorire oltremodo il processo di socializzazione dei detenuti. Peraltro, la presenza del volontariato non è da intendersi come mero sostegno economico ed emozionale, ma va valorizzato al fine di esprimere tutte le sue potenzialità quale funzione sociale, pedagogica ed educativa.

Come ben sanno gli addetti ai lavori, la pena in sé non è per niente educativa: pertanto s’impongono interventi e strategie che possano favorire il recupero e la risocializzazione, soprattutto dei soggetti più deboli. L’attività filosofica, svolta in forma laboratoriale, non richiede da parte dei destinatari alcun particolare pre-requisito culturale e consente loro di affrontare ed approfondire tematiche esistenziali; ciò al fine di spiegare, esprimere e razionalizzare la propria esistenza, costruire una propria visione del mondo, elaborare razionalmente posizioni di valore e partecipare responsabilmente all’esercizio della cittadinanza, sensibilizzandosi alle grandi problematiche sociali, etiche, politiche ed economiche.